"Non dubitare che un gruppo di cittadini impegnati e consapevoli possa cambiare il mondo: in effetti è solo così che è sempre andata" (Margaret Mead)

domenica 21 giugno 2009

I cattolici e Berlusconi

Mi sono sempre chiesto, da credente, cattolico per tradizione familiare (l'ideale di un cattolicesimo generoso, solidale, tollerante, umano, per intenderci quello di San Francesco, di Giovanni XXIII, di Don Milani), come possano le destre e Berlusconi ottenere consenso nel mondo cattolico, sia tra i fedeli che nelle gerarchie ecclesiastiche.

Alcune risposte le ho trovate nel dialogo su Il Foglio di qualche giorno fa tra Luigi Manconi e Giuliano Ferrara

http://www.ilfoglio.it/soloqui/2657


Scrive Manconi “esiste, deve esistere, una qualche apprezzabile affinità (se non coerenza) tra stile di vita personale e messaggio pubblico?
Contrariamente a quanto si crede, la risposta della Chiesa cattolica è sempre stata negativa: no, non è lo stile di vita, i comportamenti privati, le relazioni domestiche che qualificano il “buon cristiano” impegnato in politica. Sono solo ed esclusivamente le sue “opere”: in altre parole, e in estrema sintesi, le leggi che produce. Sotto questo profilo, resta decisiva una intervista di Camillo Ruini risalente ormai a un decennio fa: in quella circostanza, fu nettissima la distinzione tra attività politica e legislativa e opzioni private, tracciata dall’allora presidente della Cei: e fu altrettanto chiara l’indicazione di come fosse la prima a qualificare l’identità cristiana dell’uomo pubblico. Non stupisce: per la Chiesa l’uomo è naturaliter peccatore e, dunque, la sua fallibilità (la “debolezza della carne”) è un dato storico e teologico che si mette nel conto e che va affrontato e risolto con una adeguata vita sacramentale: in questo caso, col ricorso a quel sacramento della confessione che è parte integrante dell’esperienza del cristiano.”
E' dunque, secondo Manconi, la scissione tra i principi e i valori che vengono proclamati pubblicamente e gli effettivi comportamenti personali per i quali, nel caso, il fedele o il politico si rivolgerà a Dio e al confessore, ciò che contraddistingue la Chiesa cattolica. Vizi privati e pubbliche virtù, l'istituzionalizzazione dell'ipocrisia che peraltro può essere mantenuta solo fino a quando i vizi privati rimangano nascosti e occultati.
Condivido.
Così si spiega la finanza vaticana dei Marcinkus, Calvi e Sindona, l'appoggio ad un Giulio Andreotti assolto dal reato di mafia solo per l'intervenuta prescrizione, la sepoltura come fosse un santo di un boss della banda della magliana in una basilica, i silenzi e la tolleranza all'interno della chiesa sulla pedofilia. Le opere prevalgono sullo stile di vita. Le opere che evidentemente recano giovamento alla gerarchia ecclesiastica.
Nella stessa logica si pone anche l'editoriale di Gianfranco Marcelli sull'Avvenire, il quotidiano dei Vescovi,
http://www.avvenire.it/Commenti/Veleni+e+sospetti+La+catena+delle+non+chiarezze_200906190815329300000.htm

Tralasciando l'ilarità che suscita la scoperta da parte dell'Avvenire dei comportamenti di Berlusconi, e senza che si tenga in alcun conto la valenza anti-cristiana delle sue tv (pubbliche e private) e della sua azione di governo, l'editoriale viene citato a sproposito come segno del distinguo e della critica nei confronti di Berlusconi. Rappresenta in realtà un'ulteriore conferma della scissione tra valori cristiani e politica che opera la Chiesa.

“E se anche non fosse possibile eliminare ogni ombra, perché ad esempio su alcune questioni il bandolo della matassa è in mano alla magistratura, si pongano almeno i presupposti per evitare ulteriori stillicidi di chiacchiere e di tempeste mediatiche. Senza illudersi che l’efficienza dell’azione di governo possa far premio, sempre e comunque, sui comportamenti privati.”

Traduco: Berlusconi va benissimo in termini politici (nonostante la social card, l'assenza di interventi sulla crisi economica, i respingimenti, ecc.ecc.), dovrebbe essere solo più efficace nel tutelare la propria immagine pubblica.

La stessa contraddittorietà vale ancor di più per il singolo fedele. Non è necessaria la testimonianza in politica e nella vita privata dei valori cristiani, è sufficiente l'adesione ai dettami della Chiesa per salvare la propria anima e dunque, in politica, a quei partiti che ad essa fanno riferimento. Gli stessi partiti che magari contemporaneamente accarezzano gli istinti profondi di quell'elettore, come l'odio per lo straniero e l'idea di un'economia senza regole.
E per quanto riguarda la logica delle opere in termini legislativi ciò che le gerarchie ecclesiastiche richiedono veramente (essendo anche loro dei peccatori che potranno ricorrere al sacramento della confessione ...) non è la testimonianza del messaggio cristiano di stare dalla parte dei più deboli, dei poveri, dei malati, dei disabili, della giustizia, di consentire ai giovani di formare una famiglia e alle famiglie di poter vivere decorosamente ma leggi che tutelino i propri interessi ed il proprio potere.
Leggi che tutelino i propri interessi economici ed il proprio potere nei settori della scuola privata, della sanità, dell'edilizia e la propria vocazione sessuofobica che 'obbligando' i cattolici a peccare determini in loro il senso di colpa e li ponga in stato di dipendenza psicologica nei confronti della gerarchia ecclesiastica.

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